L’Italia è un hotspot climatico del Mediterraneo, con un aumento costante delle temperature medie, dei periodi di siccità e della frequenza di alluvioni ed eventi estremi. In questo scenario, i contesti urbani sono i luoghi in cui la crisi climatica smette di essere astratta e diventa concreta, quotidiana ed evidente: qui il suo impatto si somma a quello di altri fattori urbani, come il consumo di suolo o le condizioni dei singoli quartieri e dei servizi erogati.
Il PNACC affronta il tema degli “Insediamenti urbani” (cap. 3.14) evidenziando la doppia natura delle città: luoghi dove si producono le maggiori quantità di emissioni e, al tempo stesso, dove si concentrano la gran parte delle condizioni di vulnerabilità agli effetti dei cambiamenti climatici. I fenomeni chiave individuati dal documento di piano sono tre:
- il pluvial flooding, ovvero gli allagamenti dovuti a sistemi di drenaggio portati al limite delle proprie capacità dalle piogge intense;
- le isole di calore, inasprite dall’aumento delle temperature medie;
- il dissesto idrogeologico urbano, causato dall’impermeabilizzazione del suolo.
L’Allegato III (“Impatti e vulnerabilità settoriali“), afferma che i centri urbani “ospitano” più del 90% della popolazione italiana e che sono fondamentali per l’erogazione dei servizi sociali e culturali. Per queste caratteristiche il cambiamento climatico rischia di colpire una elevata percentuale di soggetti e attività sensibili, combinandosi con l’elevata eterogeneità di ogni contesto urbano — topografica, morfologica, demografica e socio-economica. Di conseguenza, la crisi climatica è quasi sempre un amplificatore di criticità pregresse. L’Allegato III evidenzia come la forte eterogeneità dei contesti urbani renda necessarie analisi a scala locale, anche di quartiere, per progettare gli interventi di adattamento.
L’Allegato II (“Metodologie per la definizione di strategie e piani locali di adattamento ai cambiamenti climatici”) riprende questi principi e porta l’esempio delle ondate di calore, il cui rischio è più elevato nei quartieri densi, poveri di verde e con un’ampia popolazione anziana o in condizioni di vulnerabilità.
Le città possono essere un “laboratorio dell’adattamento ai cambiamenti climatici”, in cui sperimentare interventi e azioni di vario tipo. Per gli insediamenti urbani, le azioni previste dall’Allegato IV (“Database delle azioni”) possono essere ricondotte a cinque grandi ambiti di intervento:
- Produrre dati e ricerca a scala urbana. Il punto di partenza è colmare il deficit conoscitivo: produrre dati climatici tramite downscaling — portando le proiezioni dei modelli climatici alla scala locale — finanziare la ricerca e costruire strumenti di consultazione quasi in tempo reale sul rischio climatico urbano.
- Migliorare i sistemi di allerta precoce, grazie a modelli previsionali più accurati e alla partecipazione degli stakeholder, definendo anche indicatori per monitorare le misure di adattamento, con l’obiettivo di raggiungere i soggetti in condizioni di vulnerabilità.
- Divulgazione e formazione. Il PNACC propone di migliorare la divulgazione di conoscenze ed esperienze per formare tecnici e amministratori locali, di coinvolgere il personale scolastico e i minori nelle scuole e di promuovere l’educazione degli attori privati e delle imprese.
- Pianificare e dare priorità alla spesa. Il suggerimento è di integrare l’adattamento negli strumenti urbanistici esistenti, razionalizzando la spesa pubblica secondo priorità di rischio e analisi costi-benefici, e privilegiando la manutenzione e la messa in sicurezza delle strutture esistenti.
- Sperimentare attraverso progetti pilota di interventi “green”: corridoi verdi periurbani; casi d’uso in periferie e centri storici per migliorare verde urbano, permeabilità e spazi di socialità; spazi pubblici multifunzionali per fronteggiare gli eventi estremi; ammodernamento a scala di edificio e quartiere nell’edilizia residenziale; interventi contro le isole di calore e gli allagamenti.
Al di là delle azioni volte a migliorare la conoscenza della crisi climatica nel contesto urbano e i sistemi di allerta, le misure del PNACC propongono di affrontare il caldo estremo e gli allagamenti soprattutto con interventi di rinverdimento.
Domande di approfondimento
Domanda guida
Quali sono le principali sfide che le città italiane devono affrontare per adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici?
Domande specifiche
- Quali interventi ritieni più efficaci per contrastare il fenomeno delle isole di calore urbane?
- In che modo il verde urbano può contribuire concretamente alla resilienza climatica delle città?
- Le attuali politiche di mobilità urbana sono adeguate agli scenari climatici futuri?
- Come integrare l’adattamento climatico negli strumenti ordinari di pianificazione urbana e territoriale?
- Esistono esempi di interventi urbani particolarmente innovativi o replicabili che dovrebbero essere valorizzati?
Domanda orientata all’azione
Se dovessi individuare una priorità assoluta per l’adattamento delle città nei prossimi dieci anni, quale sarebbe e perché?
Domanda finale trasversale a ogni argomento
Guardando al PNACC nel suo complesso, quale ritieni sia oggi il principale ostacolo alla sua attuazione e quale la maggiore opportunità per accelerare il percorso di adattamento dell’Italia?









