Impatti e vulnerabilità settoriali ai cambiamenti climatici (Allegato III)

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L’Allegato III del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, PNACC, è il documento tecnico dedicato agli impatti e alle vulnerabilità settoriali. Il suo scopo è ricostruire come i cambiamenti climatici possano incidere sui sistemi naturali, sociali ed economici del territorio italiano. Il documento è organizzato in tre macro-aree: acqua, terra e attività antropiche. Al loro interno vengono analizzati 18 settori, dalle risorse idriche alla salute, passando per coste, foreste, agricoltura, turismo, infrastrutture ed energia.

A differenza dell’Allegato IV, che raccoglie le possibili azioni di adattamento, l’Allegato III costruisce il quadro conoscitivo: serve a capire quali settori sono più esposti, quali vulnerabilità esistono già e dove l’adattamento deve intervenire con maggiore urgenza. Il documento aiuta a:

  • individuare gli impatti climatici più rilevanti per il territorio italiano;
  • riconoscere le vulnerabilità già presenti nei diversi settori;
  • collegare tra loro rischi ambientali, economici e sociali;
  • supportare la scelta delle priorità di adattamento;
  • fornire una base conoscitiva per strategie regionali, piani locali e azioni settoriali.

Un punto centrale dell’Allegato III è che i fattori meteo-climatici non agiscono quasi mai da soli. Spesso funzionano come amplificatori di vulnerabilità preesistenti, territoriali e ambientali.

Scenari climatici e macroregioni

Per valutare gli impatti attesi, l’Allegato III utilizza scenari climatici e proiezioni riferite soprattutto al periodo 2021-2050. In diversi settori vengono considerate due traiettorie: RCP 4.5, scenario intermedio, e RCP 8.5, scenario associato a emissioni elevate. Le valutazioni sono riferite a sei macroregioni climatiche omogenee:

  1. Prealpi e Appennino settentrionale
  2. Pianura Padana, alto versante adriatico e aree costiere dell’Italia centro-meridionale
  3. Appennino centro-meridionale
  4. Area alpina
  5. Italia settentrionale
  6. Aree insulari ed estremo sud dell’Italia

Questa suddivisione serve a evitare una lettura uniforme del rischio climatico: gli impatti non sono uguali in tutto il Paese e cambiano in base a clima, morfologia, uso del suolo, esposizione della popolazione e caratteristiche economiche locali.

Acqua: risorse idriche, mare e coste

Per le risorse idriche, il documento evidenzia che molti impatti climatici derivano da modifiche del ciclo idrologico. La sicurezza idrica viene considerata essenziale per sviluppo sostenibile, competitività economica e tutela dell’ambiente naturale. Negli ambienti marini, il riscaldamento globale favorisce l’ingresso e la diffusione di specie ad affinità calda, modifica la composizione delle comunità biologiche e può incidere sul funzionamento degli ecosistemi. Per le zone costiere, l’Allegato richiama il ruolo combinato di aumento della temperatura marina, variazione del livello del mare, acidificazione ed erosione. Le coste sono trattate come sistemi in cui dinamiche naturali e attività umane sono fortemente interconnesse.

SettorePrincipali impatti e vulnerabilità
Risorse idricheAlterazione del ciclo idrologico, riduzione della disponibilità, maggiore competizione tra usi civili, agricoli, industriali ed energetici.
Ambienti mariniRiscaldamento delle acque, cambiamenti nella distribuzione delle specie, tropicalizzazione e meridionalizzazione del Mediterraneo.
Acque interne e di transizioneStress su fiumi, laghi, zone umide, lagune e ambienti dipendenti dalle acque sotterranee.
Zone costiereInnalzamento del livello del mare, erosione costiera, acidificazione e maggiore esposizione degli insediamenti costieri.

Terra: dissesto, siccità, ecosistemi e foreste

Per il dissesto geologico, idrologico e idraulico, l’Allegato ricorda che l’Italia presenta già una forte fragilità geomorfologica e idrogeologica. Le variazioni nella frequenza e nell’intensità di alcune precipitazioni possono aggravare condizioni di rischio già esistenti. Per le foreste, il documento analizza gli effetti attesi al 2021-2050 su composizione, distribuzione e pericolosità degli incendi. In alcune macroregioni viene indicato un possibile incremento della pericolosità di incendi boschivi, soprattutto nel periodo primaverile

SettorePrincipali impatti e vulnerabilità
Dissesto geologico, idrologico e idraulicoPossibile aggravamento di frane, alluvioni, colate e fenomeni legati a precipitazioni intense.
Desertificazione, degrado del territorio e siccitàAumento dell’aridità, degrado della produttività dei suoli, perdita di carbonio organico e maggiore pressione su Sud e isole.
Ecosistemi terrestriSpostamento degli areali, alterazioni dei cicli biologici, pressione su specie e habitat sensibili.
ForesteRedistribuzione delle formazioni forestali, pressione su faggete e pinete mediterranee, aumento della pericolosità di incendi in alcune aree e stagioni.

Attività antropiche: agricoltura, città, infrastrutture, energia e salute

L’Allegato III dedica una parte rilevante ai settori produttivi e ai servizi essenziali. Per la pesca, ad esempio, segnala che i cambiamenti climatici possono modificare composizione, distribuzione e produttività degli stock ittici, aggravando vulnerabilità già legate al sovrasfruttamento. Nel settore energia, gli impatti riguardano sia la domanda sia l’offerta: diminuiscono i fabbisogni di riscaldamento, aumentano quelli di raffrescamento, crescono i picchi estivi di domanda elettrica e possono aumentare i rischi per produzione, trasmissione e distribuzione. Per la salute, il documento insiste sulla natura multisettoriale del problema: i rischi non dipendono solo dal sistema sanitario, ma anche da qualità urbana, servizi idrici, ecosistemi, inquinamento, condizioni sociali e capacità di prevenzione.

SettorePrincipali impatti e vulnerabilità
Agricoltura e produzione alimentareVariazioni delle rese, aumento del fabbisogno irriguo, stress termico per il bestiame, cambiamento delle vocazioni colturali.
Pesca marittimaCambiamenti nella distribuzione degli stock ittici, ingresso di specie termofile e aliene, alterazione delle reti trofiche.
AcquacolturaVulnerabilità degli impianti a temperatura, ossigeno disciolto, acidificazione ed eventi estremi.
TurismoRiduzione dell’innevamento, pressione sul turismo montano e balneare, ridefinizione di stagionalità e flussi.
Insediamenti urbaniIsola di calore, allagamenti urbani, consumo di suolo, vulnerabilità differenziate tra quartieri e popolazioni.
TrasportiInterruzioni e danni a reti stradali, ferroviarie, aeroportuali, portuali e sistemi ipogei.
Industrie e infrastrutture pericoloseMaggiore rischio di incidenti innescati da eventi estremi, inclusi eventi na-tech.
Patrimonio culturaleDanni da eventi estremi, umidità, calore, erosione, biodeterioramento e maggiore esposizione dei beni all’aperto e costieri.
EnergiaAumento della domanda di raffrescamento, pressione sui sistemi elettrici, riduzione della disponibilità idrica per termoelettrico e idroelettrico.
SaluteAumento dei rischi da ondate di calore, inquinamento, eventi estremi, malattie trasmesse da vettori, acqua o alimenti.

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2 responses to “Impatti e vulnerabilità settoriali ai cambiamenti climatici (Allegato III)”

  1. […] quali ad esempio il suolo, gli insediamenti urbani, la salute o gli aspetti socioeconomici. Anche l’Allegato III (“Impatti e vulnerabilità settoriali”) riconosce che l’Italia è caratterizzata da una forte fragilità geomorfologica e […]

  2. […] L’Allegato III (“Impatti e vulnerabilità settoriali“), afferma che i centri urbani “ospitano” più del 90% della popolazione italiana e che sono fondamentali per l’erogazione dei servizi sociali e culturali. Per queste caratteristiche il cambiamento climatico rischia di colpire una elevata percentuale di soggetti e attività sensibili, combinandosi con l’elevata eterogeneità di ogni contesto urbano — topografica, morfologica, demografica e socio-economica. Di conseguenza, la crisi climatica è quasi sempre un amplificatore di criticità pregresse. L’Allegato III evidenzia come la forte eterogeneità dei contesti urbani renda necessarie analisi a scala locale, anche di quartiere, per progettare gli interventi di adattamento. […]

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