Report primo incontro del progetto AI4D  

Il 1 luglio 2026 si è svolto il primo incontro informativo del progetto AI4D volto a sperimentare l’uso dell’intelligenza artificiale per ottimizzare i processi deliberativi pubblici, focalizzandosi sul Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Attraverso un percorso strutturato in tre sessioni, i e le partecipanti avranno l’opportunità di informarsi, confrontarsi e gettare le basi per formulare raccomandazioni concrete da inoltrare al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Questo report riporta i contenuti tecnici emersi durante l’incontro e le sfide di governance che caratterizzano l’attuazione delle politiche climatiche nel contesto italiano.  

Qual è l’obiettivo principale del progetto AI4D e come si struttura il percorso partecipativo dei cittadini?  

Il progetto AI4D nasce per contrastare la crescente distanza tra cittadini/e e istituzioni, migliorando la qualità della partecipazione ai processi decisionali pubblici attraverso l’uso di tecnologie avanzate. Il percorso si articola come un “panel di cittadini” strutturato su tre incontri, mirato a analizzare il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e produrre raccomandazioni per il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Sotto il profilo tecnologico, il progetto sperimenta un’infrastruttura collaborativa basata sull’integrazione tra la piattaforma Dembrane e Frankly, un software open-source sviluppato dall’Università di Harvard utilizzato per facilitare la discussione e la sintesi dei contributi. A supporto delle attività, la pagina WordPress www.ai4deliberation.it avrà la funzione di Hub per la condivisione di materiali informativi, garantendo l’accessibilità anche a chi riscontra difficoltà tecniche temporanee con i canali di videoconferenza principali.  

Quali sono le principali minacce climatiche discusse durante l’incontro?  

La discussione ha evidenziato come l’adattamento ai cambiamenti climatici non sia più una questione futura ma una stringente priorità nazionale, supportata da dati scientifici allarmanti. Tra le evidenze condivise spicca il fatto che il 2024 si sia confermato come l’anno più caldo mai registrato in Italia dall’inizio delle osservazioni sistematiche. Durante l’incontro sono stati analizzati fenomeni specifici quali l’incremento delle “notti tropicali” (con temperature costantemente superiori ai 20 gradi), che comportano gravi rischi per i soggetti vulnerabili, il riscaldamento dell’arco alpino e appenninico con la conseguente drastica riduzione delle riserve idriche nivologiche, e l’aumento di precipitazioni concentrate ed estremamente violente. Tali dinamiche dimostrano che, oltre alla mitigazione delle emissioni, è indispensabile agire preventivamente per limitare gli impatti negativi su salute, economia e sicurezza del territorio.  

Come si compone la struttura del PNACC e in che modo supporta concretamente le amministrazioni locali?  

Il PNACC, approvato formalmente a fine 2023, si compone di sei sezioni strategiche che definiscono il quadro giuridico, i futuri scenari climatici al 2050 (attraverso 27 indicatori specifici), l’analisi di vulnerabilità di 20 settori chiave e i sistemi di finanziamento e governance. Ad affiancare questa struttura vi sono quattro allegati operativi pensati per tradurre la teoria in pianificazione territoriale. In particolare, gli allegati 1 e 2 offrono roadmap metodologiche per Comuni, Città metropolitane e Regioni, l’allegato 3 approfondisce le basi scientifiche degli impatti settoriali, e l’allegato 4 contiene un vasto database composto da 361 azioni adattative concrete, suddivise in misure sistemiche, di indirizzo e settoriali, concepite come un catalogo operativo a disposizione delle amministrazioni e della cittadinanza.  

Quali sono le cinque macro-aree tematiche del piano approfondite durante la sessione tecnica?  

La presentazione del PNACC si è focalizzata su cinque aree cruciali del piano che si intersecano tra loro. La prima riguarda l’adattamento urbano, con particolare attenzione alle isole di calore e al “pluvial flooding”, ovvero gli allagamenti dovuti al sovraccarico dei sistemi di drenaggio. La seconda tocca la gestione del rischio da disastro, fondata sulla riduzione di vulnerabilità ed esposizione tramite Nature-Based Solutions o difese strutturali (come il MOSE). La terza area concerne il “mainstreaming finanziario”, ossia l’assenza di fondi dedicati nel PNACC a favore di una strategia volta a intercettare risorse europee e nazionali esistenti o a promuovere incentivi assicurativi e compensazioni agricole. La quarta area descrive la governance multilivello, volta a stimolare la partecipazione pubblica locale (tramite assemblee cittadine o contratti di fiume). Infine, la quinta area riguarda la comunicazione e l’interoperabilità dei dati scientifici, esemplificata dalla piattaforma nazionale gestita dall’ISPRA dal 2022.  

Quali forti criticità e ritardi sono stati denunciati in merito all’effettiva attuazione della governance del piano?  

Un punto critico emerso con forza durante l’incontro riguarda il marcato ritardo accumulato nell’attuazione pratica della governance nazionale del PNACC. L’effettiva operatività degli organi previsti dal piano sta procedendo con estrema lentezza. Il Comitato esecutivo, che dovrebbe dirigere l’intero processo di attuazione, è stato istituito solo dopo circa due anni dall’approvazione del piano. Il Forum multi-stakeholder – l’organo destinato a includere la società civile nei gruppi di lavoro – ha visto l’apertura delle manifestazioni di interesse solo tra aprile e maggio del 2024 e, al momento dell’incontro, le associazioni candidate erano ancora in attesa di un riscontro formale. Questa situazione evidenzia come la complessa architettura di governance del PNACC sia attualmente attiva quasi esclusivamente sulla carta.  

La scelta dei temi da approfondire e i prossimi passi  

L’incontro si è concluso con un momento di deliberazione attiva volto a definire la direzione del percorso partecipativo. Utilizzando lo strumento di voto digitale Mentimeter, i partecipanti attivi hanno distribuito un budget di 100 punti a testa per votare le priorità tematiche da affrontare nella sessione successiva. Lo scrutinio in tempo reale ha decretato una netta preferenza per i temi dell’adattamento urbano (classificatosi al primo posto) e della governance (al secondo posto). Sulla base di questa decisione collettiva, i e le organizzatrici del progetto AI4D predisporranno materiali di approfondimento verticali su queste due tematiche, che saranno pubblicati sul sito di progetto per consentire a tutti/e di inviare i propri contributi attraverso al piattaforma Dembrane e arrivare preparati/e alla discussione e alla formulazione delle raccomandazioni finali.

Gli approfondimenti e le modalità per inviare i contributi sono in questa pagina: https://ai4deliberation.it/2026/06/30/contribuisci-alla-discussione-sul-pnacc  

Questo primo incontro del progetto AI4D ha evidenziato come l’uso di metodologie deliberative supportate da strumenti come Dembrane e Frankly possa restituire centralità al ruolo dei cittadini e delle cittadine nell’analisi di politiche pubbliche complesse. Nonostante le evidenti criticità burocratiche e i ritardi che rallentano l’attuazione del PNACC a livello nazionale, la volontà dei e delle partecipanti è di proporre soluzioni concrete. Il percorso deliberativo proseguirà ora con l’obiettivo di tradurre l’interesse per la governance e la resilienza urbana in raccomandazioni formali da sottoporre all’attenzione del MASE. 

Prima del secondo incontro, si ricorda alle e ai partecipanti di iscriversi alla piattaforma Frankly: https://ai4deliberation.it/2026/07/02/incontro-online-sulla-piattaforma-frankly/

I materiali condivisi durante il primo incontro 

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