Tra gli allegati al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) vi sono le metodologie per la definizione di strategie e piani regionali, una cassetta degli attrezzi a cui le amministrazioni regionali possono far riferimento. L’approccio è dichiaratamente non prescrittivo in quanto si ritiene che non esista un approccio che si adatti bene a tutte le esigenze.
Il metodo proposto dall’allegato è guidato dal concetto di rischio e, pertanto, si agisce dove le politiche pubbliche possono incidere di più. Allo stesso modo si segue il principio del “mainstreaming” secondo cui l’adattamento deve essere integrato negli strumenti di pianificazione già esistenti. L’allegato è composto da due documenti complementari: 1. la guida principale che delinea i passaggi fondamentali del processo, dall’organizzazione interna dell’ente fino al monitoraggio del piano; 2. le schede operative contenenti degli strumenti pratici.
Costruire le basi
Il primo passo che devono intraprendere le amministrazioni regionali consiste nel costruire le “basi” per l’adattamento individuando gli strumenti giuridici in materia per costruire una cornice di riferimento per le azioni che si intendono introdurre. La regione deve poi predisporre il sistema di governance necessario ad avviare, gestire e monitorare l’adozione della strategia o del piano, con la possibilità di revisione ed integrazione nel tempo. In questo caso occorre stabilire ruoli, resposabilità e meccanismo di coordinamento, a cui si aggiunge l’individuazione delle risorse finanziari disponibili e mobilitabili. In questa prima fase vi è quindi lo sviluppo della strategia e di un piano di azione con il coinvolgimento degli stakeholder.
Identificazione dei rischi
Il secondo passo consiste nell’identificazione dei rischi e nella ricerca delle soluzioni. Le amministrazioni regionali devono in questo caso costruire la base conoscitiva su cui poggia l’intera strategia prendendo in considerazione gli effetti attuali e futuri del cambiamento climatico. Secondo la guida occorre definire lo scenario degli impatti attraverso tre attività: ricognizione degli impatti attuali su ambiente, ecosistemi e sistemi socioeconomici; valutazione dei rischi; analisi degli impatti futuri. Successivamente si passa alla definizione di azioni concrete tenendo presenti i rischi identificati.
Attuazione e monitoraggio
Il terzo passo riguarda il processo di attuazione che consiste nel garantire il coordinamento e la messa in atto di tutte le fasi di realizzazione. La regione dovrebbe quindi definire delle fasi operative, classificare il livello di adattamento attuale per costruire una baseline e rivalutarlo periodicamente. Oltre all’integrazione dell’adattamento nei piani e programmi esistenti o in corso di redazione, il compito della Regione è quello di creare strumenti per interventi trasversali. Per migliorare l’azione di adattamento, la metodologia propone una approccio iterativo supportato dalla costruzione di un set di indicatori affidabili e popolabili nel tempo, integrati nel monitoraggio complessivo del piano.
Dalla reazione alla prevenzione
L’Allegato I invita le Regioni a passare da una logica reattiva a una logica preventiva. In altre parole una Regione per adattarsi ai cambiamenti climatici dovrebbe:
- conoscere in anticipo i rischi;
- capire chi e cosa è più vulnerabile;
- coordinare uffici e settori;
- coinvolgere i soggetti interessati;
- scegliere azioni prioritarie;
- trovare risorse;
- integrare l’adattamento nei piani esistenti;
- monitorare gli effetti;
- aggiornare periodicamente le azioni.


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