Il PNACC non prevede un fondo nazionale dedicato all’adattamento ai cambiamenti climatici, ma considera assicurazioni, incentivi economici e gli strumenti finanziari come leve per orientare i comportamenti, ridurre il rischio e sostenere l’attuazione delle misure che propone. Se il capitolo 5 del documento di Piano si limita a descrivere le possibili fonti di finanziamento e l’Allegato III (“Impatti e vulnerabilità settoriali“) ad affrontare il tema dei finanziamenti in relazione ad alcuni specifici settori economici, al momento il riferimento principale per il sostegno economico dell’adattamento è l’Allegato IV (“Database delle azioni“).
Uno degli aspetti più caratterizzanti del PNACC è la scelta del cosiddetto mainstreaming finanziario. Il Piano prevede di utilizzare e coordinare strumenti di finanziamento già esistenti — europei, nazionali e regionali — integrando l’adattamento nelle politiche ordinarie di investimento. Tra le possibili fonti di finanziamento richiamate dal Piano figurano programmi europei (come LIFE e Horizon Europe), i fondi della politica di coesione, la Politica Agricola Comune, gli strumenti messi a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti e dalla Banca Europea per gli Investimenti. Il compito di individuare e coordinare le possibili fonti di finanziamento è attribuito all’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, principale organo di Governance previsto dal PNACC.
L’Allegato IV classifica gli strumenti economici all’interno della macro-categoria Governance, distinguendoli in cinque gruppi: assicurazioni e trasferimento del rischio (S1), incentivi economici e finanziari (S2), piani di investimento (S3), compensazioni (S4) e certificazioni ambientali (S5). Nel complesso queste categorie comprendono 33 azioni che suggeriscono l’utilizzo di strumenti di indirizzo e di incentivo piuttosto che nuovi stanziamenti finanziari.
Il primo gruppo riguarda assicurazioni e trasferimento del rischio. Le sei azioni previste propongono lo sviluppo di strumenti assicurativi e mutualistici per diversi settori. In particolare, si propone una misura generale rivolta a tutti i settori e azioni specifiche per i settori dell’agricoltura, le industrie pericolose a rischio, la salute, il turismo e le zone costiere. Il suggerimento offerto dalla banca dati è quello di predisporre una valutazione del divario tra rischio trattenuto e rischio trasferito al mercato assicurativo, la promozione di nuovi strumenti assicurativi e, per le aree costiere, meccanismi legati alla perdita di servizi ecosistemici. Per le industrie pericolose il database richiama inoltre i meccanismi assicurativi obbligatori e le compensazioni, evidenziando la possibile riduzione dell’assicurabilità di alcuni rischi climatici localizzati.
Vi è poi un gruppo più consistente rappresentato dagli incentivi economici e finanziari. La logica prevalente consiste nell’utilizzare tariffe, sgravi fiscali, contributi e incentivi per orientare i comportamenti verso soluzioni più resilienti. Il settore maggiormente interessato è quello delle risorse idriche, dove vengono proposti incentivi per l’efficienza nell’uso dell’acqua, il riutilizzo delle acque grigie e la revisione dei sistemi tariffari. Seguono il settore energetico, con incentivi per l’efficienza, la gestione della domanda e lo stoccaggio di energia, e quello della pesca, con misure dedicate all’efficienza energetica delle flotte e alla diversificazione delle attività. Tra le azioni più significative figurano le agevolazioni fiscali per la manutenzione del patrimonio culturale e gli incentivi destinati all’abbandono di aree costiere particolarmente esposte all’erosione e all’inondazione.
I piani di investimento costituiscono il terzo gruppo di strumenti. Più che prevedere nuovi fondi dedicati, queste azioni mirano a definire criteri di priorità per la spesa pubblica, privilegiando la manutenzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture strategiche sulla base di analisi costi-benefici e valutazioni del rischio. Il medesimo approccio viene proposto per il dissesto idrogeologico, gli insediamenti urbani e le risorse idriche, mentre nel settore agricolo viene richiamato il ruolo dei Programmi di Sviluppo Rurale nel sostenere sia interventi di prevenzione sia il ripristino dopo eventi calamitosi.
Molto più limitato è invece il ricorso agli strumenti di compensazione, rappresentati sostanzialmente dal rafforzamento del Fondo di solidarietà nazionale per il settore agricolo in relazione agli effetti della siccità e della crescente incertezza climatica. Le certificazioni ambientali, infine, riguardano tre azioni dedicate alla certificazione forestale, alla valorizzazione del pescato e all’integrazione della qualità dell’aria nelle certificazioni energetiche degli edifici.
L’Allegato III affronta il tema delle assicurazioni soprattutto nel settore agricolo. Viene richiamato il Piano nazionale di gestione del rischio in agricoltura, che prevede polizze agevolate per colture, allevamenti e produzioni. Tra gli esempi riportati figura la copertura assicurativa per la perdita di produzione di latte dovuta allo stress termico del bestiame, subordinata al superamento di specifiche soglie climatiche e alla presenza di sistemi di raffrescamento funzionanti negli allevamenti.
Nel complesso il PNACC utilizza la leva economica soprattutto per orientare gli investimenti esistenti e modificare gli incentivi che guidano i comportamenti di cittadini, imprese e amministrazioni, più che per creare nuovi strumenti finanziari dedicati all’adattamento. Questa impostazione è coerente con la scelta del mainstreaming finanziario, ma lascia ancora aperte alcune questioni operative che dovranno essere sciolte attraverso l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici.


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